Con riferimento all’articolo del 9 marzo 2019 del Quotidiano La Nazione a firma Erika Pontini questo commento:
Plauso al Tribunale dei Minori di Perugia e più attenzione alla funzione della scuola.
La recente sentenza oggetto del procedimento relativo alla violazione dei sistemi informatici occorsa in un istituto perugino, riveste una importanza maggiore rispetto alla modestia del fatto in sé. Il dispositivo riportato dai giornali non luogo a procedere per irrilevanza del fatto, chiarisce da solo la portata marginale dell’episodio sotto il profilo della rilevanza giudiziaria.
Tutt’altro che marginale invece è a mio avviso l’interesse della decisione per l’interpretazione dei fatti e comportamenti scolastici e delle conseguenti sanzioni in ambito didattico-formativo.
Troppo spesso infatti si assiste o ad uno sconfinamento inopportuno di pratiche e metodi importati dall’ambito giudiziario in regolamenti e procedure sanzionatorie scolastiche o ad un eccessivo zelo di operatori della scuola, in genere dirigenti scolastici, nel segnalare o addirittura denunciare all’autorità giudiziaria fatti occorsi in ambito formativo .
Tali spiacevoli circostanze potrebbero essere il frutto di impropri apporti teorici di insegnanti – avvocati non sempre effettivamente operativi presso le aule giudiziarie – è noto che insegnano diritto presso gli istituti superiori anche avvocati iscritti all’albo ma a volte l’esperienza effettiva di tali professionisti è circoscritta a così poche pratiche annuali da non poter garantire la giusta applicazione degli istituti giuridici e sopratutto procedurali al contesto scolastico; oppure di un misto fra velleitario autoritarismo di qualche preside determinato a voler affermare costantemente il proprio ruolo di dirigente scolastico, e timore ossessivo di incorrere in responsabilità personali per omissioni nei doveri d’ufficio. Il risultato di questi possibili comportamenti, è un ricorso improprio e come in questo caso del tutto inopportuno all’autorità giudiziaria. E’ sotto gli occhi di tutti l’incremento di carico di lavoro che sta riguardando i Tribunali dei minori , un tempo vere e proprie isole felici rispetto alla convulsione dei cugini Ordinari soffocati da decenni da ritardi e arretrati.
Certo il trend di crescita del carico di procedimenti presso la giustizia minorile è sopratutto ascrivibile all’evoluzione non sempre positiva della nostra società contemporanea, ma certi episodi non possono dirsi utili alla funzionalità del particolare servizio.
La sentenza quindi ristabilisce in modo autorevole al di là della regolamentazione del caso concreto, l’ambito rispettivo di competenza della sanzione giudiziaria e di quella scolastica proponendosi a mio avviso come vero e proprio riferimento per le scuole : da essa potrebbe partire un controllo e se del caso, la revisione di alcuni articoli dei regolamenti utilizzati negli istituti oppure si dovrebbe verificare ed eventualmente correggere il protocollo comportamentale applicato dalle scuole in casi di violazione al regolamento scolastico da parte degli studenti.
Comunque è assolutamente confortante verificare che presso il tribunale dei minori di Perugia nel giudizio si è tenuto presente della consapevolezza da parte degli studenti della condotta irregolare commessa, della pena scolastica accettata e scontata, del comportamento successivo di ravvedimento e maturazione effettivamente praticato senza ulteriori recidive.
Al Tribunale la sanzionabilità dei comportamenti di rilevanza penale, alla scuola quella dei comportamenti di maleducazione, di scostamento dagli obiettivi formativi senza confusione e sconfinamenti.
Mario Provvidenza
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