La condanna per calunnia di Amanda Knox possiamo definirla un capolavoro del legale di parte civile – la difesa di Lumumba – ma espressione di una sentenza fondata su un pregiudizio e conseguenza di un errore giuridico.
Affrontiamo la motivazione della condanna : viene riconosciuta la sussistenza della calunnia in quanto Amanda ben sapeva al momento della chiamata in correità di Lumumba della sua assoluta innocenza. L’elemento psicologico del reato è stato ritenuto presente e voluto.
La “soffiata” ai danni del suo diremmo occasionale datore di lavoro , perché da poco anzi quasi appena conosciuto, avviene però al termine di un incalzante e forse illegittimo interrogatorio per come era condotto , fatto anche di tentativi di condizionamento della volontà dell’indagata e quasi certamente orientato univocamente ad ottenere anche forzando, una confessione .
Per questo si può ragionevolmente ritenere che l’intento che ha determinato l’impostazione della strategia della tecnica di interrogatorio di Amanda sia viziato dal pregiudizio che la stessa fosse ritenuta colpevole e che le prove venissero raccolte senza la necessaria oggettività e neutralità che la presunzione di innocenza dell’indagato avrebbe dovuto imporre.
Ecco quindi che si materializza l’errore giuridico : ritenere autonomamente determinata e del tutto autentica , quindi non viziata, la volontà di Amanda al momento che profferisce l’indicazione di Lumumba quale autore e responsabile dell’omicidio all’evidente, palese, esplicito ed unico intento di allontanare da sé il sospetto della commissione del gravissimo reato e così liberarsi della asfissiante ed estenuante morsa dell’arresto ormai giunto alla chiusura finale.
E ciò al termine di un lungo dibattimento che giunge dopo un altrettanto lungo e diverso processo principale terminato con l’assoluzione ma articolato in vari gradi di giudizio nei quali l’incalzante interrogatorio rappresenta l’elemento preliminare alla base dell’errore giudiziario commesso ai danni dei due imputati costretti ad una lunga carcerazione preventiva.
Se quindi proprio l’interrogatorio , i metodi di raccolta dei reperti, tra l’altro, sono stati al centro delle ragioni della revisione della condanna provvisoria subìta da Amanda, come si può ritenere valida e non viziata anche la indicazione testimoniale contro Lumumba . L’intera psicologia soggettiva dell’imputata era in quelle circostanze stravolta dall’ imprevedibile ed enorme accidente che le era piombato addossso , il suo normale equilibrio mentale veniva portato allo sballo da quel frangente così pesante ed insostenibile che le era rovinato contro.
Non può quindi condividersi la considerazione della esattezza, nettezza della volontà delittuosa della calunnia senza considerare il contesto di completo disorientamento psicologico che l’imputata stava vivendo proprio in quel momento in cui la presunta azione delittuosa si compiva.
Qui si appalesa il capolavoro processuale del legale di parte civile : sempre su queste basi, essere riuscito a presentare e far prevalere esclusivamente gli elementi apparenti della fattispecie attribuita ad Amanda, e parimenti a distogliere l’attenzione della Corte dagli altri aspetti ben più rilevanti nella condotta dell’imputata. Quindi aver sostenuto la fondatezza e la consistenza giuridica di una eventuale condanna comporta certo il plauso alla qualità del legale insieme però alla criticità della decisione per la sua evidente ingiustizia.
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